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Vignaledanza: una scommessa che dal Monferrato guarda al mondo e al futuro
A cinque anni ero siparista nel teatro di burattini del piccolo borgo del Monferrato in cui sono nato: Solonghello. E sognavo già di spettacolo. Beh, non ho mai smesso! L’incontro con un’innamorata della coreografia, della sperimentazione e della contaminazione tra le arti, Sara Acquarone, mi ha fatto scoprire la danza e con lei e con altri artisti, formatori e ricercatori, è nata la Fondazione Teatro Nuovo, una Cittadella delle arti, attiva a Torino (Liceo Coreutico, Teatrale e Scenografico e Corsi Professionali in arti e mestieri dello spettacolo) e su tutto il territorio piemontese, la fondazione che ha dato vita al Festival Vignaledanza fin dalla prima edizione. L’idea era già nel nome coniato per l’evento. Un intero paese -Vignale- si dedicava alla “danza”. Ricordo le foto d’epoca, in bianco e nero, e il parere contrario, praticamente unanime, degli addetti ai lavori. Mi davano del “matto”: non c’era quasi nulla, mi dicevano… fu una vera battaglia, resa possibile dalla tenacia di tutti, dalla Regione Piemonte, dalle persone del posto che seppero vincere la diffidenza. E pensare che all’epoca -siamo nel 1979- era addirittura disdicevole coniugare Bacco e Tersicore! Il pittore Marco Silombria inventò il logo giusto che aveva come protagonista una danzatrice, in perfetto equilibrio su una foglia di vite, in volo tra le colline. Mentre scrivo di qualcosa che amo, per il quale ho gioito ma anche sofferto, penso a parole che la canzone di Modugno definirebbe “nuove”. Con Vignaledanza, la storia è fatta di fedeltà ma anche di palpiti d’arte e di vigneti, di progetti e emergenze, di successi e speranze, di migliaia e migliaia di spettatori, performers, allievi dello stage e lavoratori dello spettacolo, dalla segreteria alla promozione alla tecnica di palcoscenico. Come faccio a dichiarare l’amore alla fanciulla sulla foglia di vite, donna della mia vita, per la 33esima volta? Posso dirle che è bellissima, elegante, forte e lieve al tempo stesso nel sollevare il numero di edizioni; posso dirle che è giovane per sempre, come il talento che si rinnova e la voglia di collaborare che è il segreto per farcela, anche in tempi difficili. Difficili come quando pioveva e lo spettacolo non poteva aver luogo; fu allora che ci battemmo per proteggere la manifestazione e il suo simbolo, con una copertura a cerchio perfetto colorata di “blu elettrico” che nel tempo divenne “vela bianca” tra i tetti e poi ancora tensostruttura capace di proteggere anche tutto il pubblico (dono della Provincia di Alessandria per l’edizione 2005). Ed è stata l’impeccabile danzatrice sulla vite a chiamare i suoi amici: la musica, la letteratura, la poesia, il teatro, la fotografia, le arti figurative… per rendere onore a ogni luogo del paese che la ospita e a ogni talento che cercava la sua formazione. Spettacolo ad alto livello, con attenzione all’innovazione, e pratica e perfezionamento, con importanti momenti di verifica come i Concorsi. Il tutto, in linea con il progetto di Ente nazionale di Promozione. Già… la “danzatrice sulla foglia”! Danzatori, attori, ricercatori, musicisti e docenti del territorio, italiani e stranieri sono venuti a conoscerla e -ciò che mi rende orgoglioso- l’hanno portata nel mondo. Penso, ma sarebbero da ricordare tutti, a Luciana Savignano, ai Momix, a Lindsay Kemp, Alwin Nicolais, Carolyn Carlson, Birgit Cullberg, Mats Ek, Vladimir Malakhov, Luciano Cannito, Marika Besobrasova, Raffaele Paganini… penso alla danza di tradizione e di ricerca, ai protagonisti del repertorio russo, del tango più appassionato o alle nuove voci coreografiche… il pensiero corre al futuro per il quale la Fondazione Teatro Nuovo (siamo tanti, tra corpo docente, dipendenti, collaboratori e sostenitori esterni) si batte. Penso, innanzitutto, ai Talenti da sostenere, al rinnovamento, alle evoluzioni e agli echi di Vignaledanza. Tra ricordi e proiezioni, mi vengono in mente molti giovani ma due tra tutti, Carlos Acosta da Cuba e Federico Bonelli da Casale Monferrato, appassionati frequentatori del Festival e della Fondazione TNT. Vignaledanza, mi piace ripeterlo, è una scommessa monferrina che guarda al mondo e al futuro, forte del coraggio osato, della fatica sostenuta, confortata dalle soddisfazioni per le vittorie finora ottenute. La sorprendente creatura che è il Festival, Medusa al contrario, capace di trasformare la pietra in movimento, è fatta di queste colline, anima e corpo, ma soprattutto è una creatura dell’amore incoercibile per l’arte e per i giovani; un amore che ha dato frutti importanti, con testimoni e divulgatori della sua filosofia e della sua operatività in tutto il mondo. La sfida prosegue all’insegna di questo amore. E come l’amore è più grande di chi lo prova, così il frutto del nostro lavoro è ancora più bello, universale e fruibile di quanto avremmo potuto desiderare. La “mia” fanciulla sulla foglia di vite ci aspetta per vivere insieme la 33esima edizione del Festival di Danza e Arti Integrate, che inizia con la sezione "Aspettando Vignaledanza", affidata alle realtà didattiche del territorio, per proseguire con una fitta attività formativa (lezioni e workshop di danza classica, contemporanea e jazz e delle più diverse discipline) e grandi spettacoli nazionali e internazionali in piazza del Popolo, insieme a eventi di musica e prosa presso gli spazi della Confraternita dell'Arte.
Gian Mesturino Ideatore e Direttore Artistico di Vignaledanza
La 33° Edizione
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